Il Giappone e la violenza sui minori


Il 2 luglio il direttore dell’associazione non-profit Florence, Hiroki Komazaki, ha presentato più di 100mila firme per sollecitare il governo di combattere l’incremento dei casi di maltrattamento su minori, chiedendo un maggiore contatto fra la polizia e i servizi sociali, e che vengano prese misure per prevenire i maltrattamenti.

Il problema delle violenze sui minori in Giappone è esploso dopo il ritrovamento del piccolo corpo di Yua Funato, una bimba di cinque anni. Secondo la polizia, la madre Yuri, 25 anni, e il suo patrigno Yudai Funato, 33 anni, hanno abusato fisicamente della ragazza dalla fine di gennaio e non sono riuscite a fornirle un nutrimento sufficiente. La polizia ha trovato un taccuino e appunti scritti da Yua nella loro casa colmo di richieste a sua madre e al patrigno di smetterla di abusare di lei. La bambina era sottoposta a una lunga serie di maltrattamenti: la madre la costringeva a svegliarsi ogni mattina alle 4 per esercitarsi a scrivere e la puniva quando sbagliava, obbligandola a sedersi per ore fuori casa, nella veranda di cemento del loro appartamento. Yua pesava solo 12 chilogrammi quando fu trovata morta, rispetto a un peso medio della sua età di 20 kg, e il suo tratto digestivo era pieno di vomito.

In base a delle statistiche del ministero della Salute, il trattamento di Yua è tutt’altro che un episodio isolato. Fra l’aprile del 2015 e il marzo 2016 (anno fiscale 2016), si sono registrati 103.260 episodi: i centuplo di quelli del 1990, quando ne furono denunciati 1.101. Nella prima metà del 2017, i casi di abuso su minore riportati alle autorità hanno raggiunto la cifra di 30.262.

La principale forma d’abuso evidenziata dai consultori è quella psicologica, seguito da fisica, dai casi di negligenza e di violenza sessuale. I genitori violenti sono soliti riferirsi o comportarsi in maniera denigratoria verso i bambini. Questo genere di maltrattamento è difficile da individuare, e si va a inserire in un contesto societario già complesso, a causa delle pressioni e del bullismo che affliggono i giovani giapponesi.

L’aumento dei matrimoni successivi a gravidanze (destinati spesso a una breve durata), un parziale incremento delle madri adolescenti, un generale aumento dei divorzi e delle famiglie monogenitoriali (in cui vi è una madre sola) e l’alto tasso di povertà fra questi nuclei familiari sono alcuni dei motivi che hanno portato a un simile vertiginoso incremento dei casi denunciati. Fra il 1992 e il 2016, il numero delle famiglie con madri single è salito del 50%. La povertà infantile nelle famiglie monogenitoriali è il più alto nei Paesi dell’Ocse: il 56% contro il 32% degli Usa.

Un’ulteriore problematica è data dalla mancanza di personale nei centri per l’infanzia. Nel 2016, il governo ha annunciato che avrebbe aumentato l’organico da “uno ogni 70mila” residenti a “uno ogni 40mila”, e ha sollecitato i comuni a compilare i dati sui bambini potenzialmente a rischio, come quelli che non frequentano l’asilo. A pochi mesi dalla scadenza, prevista per la fine del marzo 2019, l’obiettivo non è ancora stato raggiunto.

Tarcisio Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo, rispondendo ad alcune domande sulla piaga della violenza sui bambini. “In molti casi di problemi familiari nel Giappone di oggi – continua mons. Kikuchi – l’origine del problema è il disfacimento della famiglia stessa. Spesso entrambi i genitori sono costretti a lavorare per sopravvivere economicamente. Al momento, la politica del governo è di incoraggiare i genitori a lasciare i figli in istituti, anche quando sono molto piccoli, così che possano continuare a lavorare. Io credo che la priorità dovrebbe essere migliorare i posti di lavoro, in modo che i genitori possano prendere permessi per periodi significativi senza aver paura di perdere il posto di lavoro o il reddito mentre crescono i figli. Essi sono incoraggiati a separarsi dai bambini, e le famiglie sono insieme solo durante le ore del sonno. Come possono stabilirsi legami fra i membri della famiglia così?”. “In più – aggiunge il presule – nelle grandi città non esiste più mutuo sostegno fra le comunità locali. Non c’è alcun tipo di aiuto comunitario ai giovani genitori che hanno problemi. Sono isolati. L’isolamento è uno dei più grandi problemi del Giappone”.

di Valentina Adobati