La nuova disciplina a tutela dei MSNA


Lo spostamento degli stranieri verso l’Europa sta assumendo sempre maggior rilievo in ambito non solo politico, ma anche sociale e giuridico.

In particolare, il fenomeno della migrazione di minori stranieri non accompagnati è la manifestazione della necessità di un cambiamento a livello legislativo, al fine di aumentare i controlli per debellare lo sfruttamento e gli abusi su minori. Per questo motivo, oltre alle tutele internazionali già presenti[1], si sono resi indispensabili provvedimenti normativi particolari, maggiormente adatti a questa nuova fase storica. Ciò nella consapevolezza che, a prescindere dalla nazionalità del minore, lo Stato deve sempre intervenire con ogni modalità diretta a tutelare il rispetto dei diritti di quest’ultimo.

In primis, è d’uopo analizzare l’iter evolutivo che la definizione – di origine comunitaria – di “minore straniero non accompagnato” (MSNA) ha subìto. Questo principio, infatti, è stato oggetto di una lunga trasformazione nel corso degli anni. Inizialmente con questa proposizione si identificavano «i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea o gli apolidi di età inferiore ai diciotto anni che entrano nel territorio nazionale senza essere accompagnati da una persona adulta, finché non ne assuma effettivamente la custodia una persona per essi responsabile, ovvero i minori che sono stati abbandonati, una volta entrati nel territorio nazionale»[2].

Precedentemente, anche il legislatore italiano aveva dato una nozione di MSNA: «per minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato, di seguito denominato minore presente non accompagnato, s’intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano»[3]. Il problema dato da questa descrizione, però, era la difficoltà di identificazione del minore e della sua età anagrafica, dal momento che la situazione generale era segnata da un profondo stato di urgenza.

Ma questa definizione ha poi subìto ulteriori modifiche con l’art. 2 lett. e) del d.lgs. del 18 agosto 2015, n. 142[4], in quanto disposizioni di attuazione della direttiva 2013/33 del Parlamento europeo e del Consiglio, recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti la protezione internazionale.

Ad oggi la nozione attuale è data dall’art. 2 della L. del 7 aprile 2017, n. 47 recante «disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati»[5].

Questa legge, in particolare, merita di essere maggiormente analizzata: anzitutto, è stato introdotto il divieto assoluto di respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati e la possibilità di disporre l’espulsione dello stesso da parte del Tribunale per i minori solo a condizione che il provvedimento stesso non comporti un rischio di danni gravi per il minore[6]; l’integrazione delle strutture di prima accoglienza dedicate esclusivamente ai minori, all’interno delle quali gli stessi possono risiedere non più di trenta giorni, con il sistema di protezione per richiedenti asilo e minori non accompagnati;  «nel momento in cui il minore straniero non accompagnato è entrato in  contatto o è stato segnalato alle autorità di polizia, ai servizi sociali o ad altri rappresentanti dell’ente locale o all’autorità giudiziaria, il personale qualificato della struttura di prima accoglienza svolge, sotto la direzione dei servizi dell’ente locale competente e coadiuvato, ove possibile, da organizzazioni, enti o associazioni con comprovata e specifica esperienza nella tutela dei minori, un colloquio con il minore, volto ad approfondire la sua storia personale e familiare e a far emergere ogni altro elemento utile alla sua  protezione, secondo la procedura stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Al colloquio è garantita la presenza di un mediatore culturale»[7]; la tutela dell’unità familiare, salvaguardata dalla previsione del necessario avvio delle indagini familiari nell’esclusivo interesse del minore ad esito delle quali, qualora vengano individuati familiari idonei a prendersi cura del minore, non verrà disposto il collocamento in comunità, preferendosi, ad esempio, la diversa ipotesi del rimpatrio assistito e volontario. Sono state poi prese, all’art. 14 della stessa legge, misure per tutelare il «diritto alla salute e all’istruzione». E infine, sono state inserite norme ad hoc per disciplinare l’assistenza legale di cui i MSNA possono servirsi, la protezione internazionale e le correlate misure finanziarie.

In conclusione, si evidenziano degli enormi passi avanti nel rafforzamento internazionale dei rapporti con soggetti stranieri, con una particolare rilevanza alla tutela dei minori non accompagnati. La normativa corrente vuole infatti essere un modo per facilitare una situazione di per se gravosa, senza ovviamente mancare di rispetto a quelli che sono i principi fondamentali internazionali, comunitari e nazionali.

 

[1] Si ricordano: la Convenzione di New York del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo, ratificata e resa esecutiva in Italia con la L. del 27 maggio 1991, n. 176; la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei minori di Strasburgo del 25 gennaio 1996 che l’Italia si è impegnata a ratificare e rendere esecutiva, con la L. 20 marzo 2003, n. 77.

[2] Art. 2 lett. f) del d.lgs. del 7 aprile 2003, n. 85 in attuazione della direttiva 2001/55/CE relativa alla concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati ed alla cooperazione in ambito comunitario.

[3] D. del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 dicembre 1999, n. 535, Regolamento concernente i compiti del Comitato per i Minori Stranieri.

[4] L’articolo recita quanto segue: «minore non accompagnato: lo straniero di età inferiore agli anni diciotto, che si trova, per qualsiasi causa, nel territorio nazionale, privo di assistenza e rappresentanza legale».

[5] L’articolo disciplina che «per minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato si intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano».

[6] Art. 3 lett. a) e b) della L. del 7 aprile 2017, n. 47.

[7] Art. 5 co. 1 della L. del 7 aprile 2017, n. 47.

di Giulia Rossitto