La tutela della privacy dei minorenni


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Negli ultimi anni, la giurisprudenza ha dovuto affrontare il tema della tutela della privacy e del trattamento del dati personali, soprattutto in ambito minorile.

Il diritto alla privacy tutela la riservatezza delle informazioni personali e la loro divulgazione viene punita per mezzo di sanzioni amministrative o penali[1]. Il Codice della privacy afferma che «chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali[2] è tenuto al risarcimento ai sensi dell’articolo 2050[3]del codice civile»[4]; la disposizione, oggi abrogata, deve ritenersi comunque operante in forza del richiamo operato dal successivo articolo 152 che devolve al giudice ordinario tutte le «controversie che riguardano […] il risarcimento del danno».

Il Codice poi prosegue, evidenziando che, si viola la privacy quando si commettono azioni con lo scopo di recare ad altri un danno o di trarre profitto dalle informazioni raccolte.

In particolare, però, è d’uopo analizzare la figura del minore di diciotto anni, nella situazione in cui si trovi a essere titolare di dati sensibili. La minore età, infatti, comporta una gamma di diritti rafforzati rispetto alla generalità dei consociati, soprattutto considerando le numerose situazioni concrete che si sono manifestate negli anni.

Nella disciplina giornalistica, in primo luogo, l’attuale normativa (Allegato A del citato decreto legislativo) comporta che, sebbene il giornalista debba agire con l’obiettivo di tutelare l’interesse per la comunità, costui ha comunque l’obbligo di non divulgare informazioni o immagini del minorenne, se non nell’interesse del minore stesso, e di eliminare le informazioni in grado di riconoscerlo. Deve anche evitare di pubblicare dati che permettano un’identificazione indiretta.

In secondo luogo, in tema di adozioni, la notizia che un minore è in stato di adozione non può essere resa nota senza l’espresso consenso dei genitori. Conseguentemente, è proibito diffondere i dati reali e le informazioni idonee a permettere l’identificazione dei genitori biologici.

Inoltre, relativamente all’iscrizione ad un servizio online o a un social network, la normativa ha subito una recente modifica con la Regolamentazione europea[5], che è stata applicata a partire dal 25 maggio 2018 (GDPR). Ad oggi, per ciò, l’età lecita per potersi iscrivere ai social network va dai 13 ai 16 anni[6].

In materia di cyberbullismo, la l. n. 71 del 2017 ha previsto dei controlli da parte dell’Autorità Garante per la Privacy. I minori potranno chiedere l’oscuramento o la rimozione di contenuti offensivi senza dover informare i propri genitori.

In riferimento all’istruzione, la clausola generale contenuta nell’art. 50 del d.lgs. 196 del 30 giugno 2003 implica che i dati relativi agli esiti scolastici degli studenti e altri dati personali possano essere comunicati o diffusi, anche ai privati e per via telematica. Non sono però ricomprese le riprese o le fotografie scattate in aula per le quali dovrà essere prestato apposito consenso da parte del genitore o del tutore, a meno che lo studente non abbia raggiunto la maggiore età.

Il Codice del processo penale minorile vieta la pubblicazione e la divulgazione di notizie o immagini idonee a consentire l’identificazione del minorenne comunque coinvolto nel procedimento.

Infine, in materia di foto diffuse online, che rientra anch’essa nel trattamento di dati personali e sensibili, si evidenzia un’interferenza nella vita privata del minore. Perciò occorre fare attenzione nel caricare immagini di minori, anche se si tratta dei propri figli. Si potrà procedere, per questo, solo con il consenso di entrambi i genitori.

Da ultimo, si rammenta il recentissimo art. 2-quinquies d.lgs. 196 del 30 giugno 2003, introdotto ad opera del d.lgs. 101 del 10 agosto 2018, in base al quale il minore di quattordici anni può esprimere  il consenso al  trattamento  dei  propri  dati  personali  in  relazione all’offerta diretta di servizi della società dell’informazione.

In conclusione, l’Unione Europea e i singoli stati si stanno muovendo sempre più rapidamente per tutelare nei diversi ambiti di vita i minori e per formare una nuova disciplina con lo scopo di eliminare gli ostacoli che potrebbero rovinare il loro normale iter di sviluppo e di maturazione.


[1] Descritte nel Titolo III al Capo I e II del d.lgs. n. 196 del 30 giugno 2003, così come di recente modificato dal d.lgs. n. 101 del 10 agosto 2018 (v. infra).

[2] L’art. 4 al co. 1 lett. b) del d.lgs. n. 196 del 30 giugno 2003, oggi abrogato, definiva i dati personali come «qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale».

[3] L’articolo dispone che: «chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno».

[4] Art. 15 co. 1 del d.lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.

[5] Regolamento UE n. 679 del 2016, in particolare vedi art. 8.

[6]Più dettagliatamente, per iscriversi a Facebookoccorre avere almeno 13 anni, ma i minori di 16 potranno iscriversi solo colconsenso del genitore; per accedere a Whatsappoccorre avere 13 anni, mentre per i minori di 16 occorre il consenso delgenitore; infine, per quanto riguarda Twitter,i minori di 16 anni non possono usare Periscope.

di Giulia Rossitto