La tutela del minore in materia di sostanze stupefacenti


Il Testo Unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope[1] detta, tra l’altro, la disciplina penale da applicarsi nei confronti dei soggetti sia di maggiore sia di minore età.

In particolare, per quanto concerne i minorenni, vengono analizzate due ipotesi: quella in cui il minore sia il soggetto attivo –in qualità, cioè, di spacciatore ovvero venga colto in possesso di sostanze stupefacenti– e quella in cui si trovi ad essere il soggetto passivo, nel caso in cui gli venga consegnata o venduta della droga.

In merito alla prima ipotesi, se il minore viene trovato in possesso di sostanze psicotrope sarà passibile di una sanzione amministrativa[2] –come la sospensione del passaporto o l’avvicinamento a un programma riabilitativo– mentre se trae guadagno per mezzo della vendita di quest’ultime, gli sarà attribuita una responsabilità penale[3], subordinatamente alla verifica della sua condizione soggettiva e dell’eventuale possibilità di un programma di recupero.

Proseguendo con l’analisi della seconda contingenza, è d’uopo citare l’art. 80[4], che evidenzia gli elementi essenziali per completare il quadro legislativo di tale disciplina penale speciale.

Infatti, in merito alle ipotesi di consegna di stupefacenti, la giurisprudenza ha sostenuto l’idea, secondo la quale tale aggravante ricorre ogniqualvolta il minore riceva materialmente della droga, a prescindere dalla effettiva destinazione che la sostanza possa eventualmente avere.

In tale situazione, trova applicazione, oltre al già citato art. 73 del D.P.R. del 9 ottobre 1990, n. 309, anche una norma del codice penale: l’art. 730 c.p. Il principio desumibile da questo precetto è che «chiunque, essendo autorizzato alla vendita o al commercio di medicinali, consegna a persona minore degli anni sedici sostanze velenose o stupefacenti, anche su prescrizione medica, è punito con l’ammenda fino a cinquecentosedici euro. Soggiace all’ammenda fino a centotre euro chi vende o somministra tabacco a persona minore degli anni quattordici».

La complessiva valutazione del fatto di reato deve, peraltro, essere effettuata tenendo conto:

  1. dell’eventuale ricorrenza della fattispecie evidenziata all’ 73, comma 5 del D.P.R. del 9 ottobre del 1990, n. 309, secondo il quale: «salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di lieve entità è punito con le pene della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 3.000 a euro 26.000».
  2. dell’applicabilità della circostanza aggravante dell’ 80, comma 2, del D.P.R. del 9 ottobre 1990, n. 309 «se il fatto riguarda quantità ingenti di sostanze stupefacenti o psicotrope, le pene sono aumentate dalla metà a due terzi; la pena è di trenta anni di reclusione quando i fatti previsti dai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 73 riguardano quantità ingenti di sostanze stupefacenti o psicotrope e ricorre l’aggravante di cui alla lettera e) del comma 1»;

Infine, merita un cenno la tematica che attiene alla necessità di accertare la consapevolezza e conoscenza del soggetto in ordine alla minore età del prenditore. L’art. 59, comma 2 c.p., infatti, recita quanto segue: «le circostanze che aggravano la pena sono valutate a carico dell’agente soltanto se da lui conosciute ovvero ignorate per colpa o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa». Pertanto, la Corte di Cassazione ha ribadito a più riprese l’esigenza che il giudice di merito verifichi che lo spacciatore fosse a conoscenza dell’età dell’acquirente (ovvero la ignorasse per causa non inevitabile).

In conclusione, la materia in oggetto, estremamente delicata e, per questo motivo, trattata in modo chiaro e preciso, ha come obiettivo quello di ridurre il più possibile il danno derivante dall’incontro fra droga e minore.

[1] Il D.P.R. del 9 ottobre 1990, n. 309.

[2] L’art. 75 del D.P.R del 9 ottobre 1990, n. 309 al comma 1 recita che: «chiunque, per farne uso personale, illecitamente importa, acquista o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope in dose non superiore a quella media giornaliera, determinata in base ai criteri indicati al comma 1 dell’articolo 78, è sottoposto alla sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida, della licenza di porto d’armi, del passaporto e di ogni altro documento equipollente o, se trattasi di straniero, del  permesso  di soggiorno per motivi di turismo, ovvero  del  divieto  di  conseguire tali documenti, per un periodo da due a quattro mesi, se si tratta di sostanze stupefacenti o psicotrope comprese nelle  tabelle I e III previste dall’articolo 14, e per un periodo da uno a tre mesi, se  si tratta di sostanze stupefacenti o psicotrope comprese nelle tabelle II e IV previste dallo stesso articolo 14. Competente ad applicare la sanzione amministrativa è il prefetto del luogo ove è stato commesso il fatto. In ogni caso, se si tratta di persona minore di età e se nei suoi confronti non risulta utilmente applicabile la sanzione di cui al comma 1, il prefetto definisce il procedimento con il formale invito a non fare più uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, avvertendo il soggetto delle conseguenze a suo danno».

[3] L’art. 73 del D.P.R. del 9 ottobre del 1990, n. 309 al comma 1 punisce «chiunque senza l’autorizzazione di cui all’articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede o riceve a qualsiasi titolo, distribuisce, commercia, acquista, trasporta, esporta, importa, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo o comunque illecitamente detiene, fuori dalle ipotesi previste dagli articoli 75 e 76, sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alle tabelle I e III previste dall’articolo 14».

[4] L’art. 80 del D.P.R. del 9 ottobre del 1990, n. 309 al comma 1 delinea l’ipotesi in cui si contesta un’aggravante a effetto speciale: «le pene previste per i delitti di cui all’articolo 73 sono aumentate da un terzo alla metà:

  1. a) nei casi in cui le sostanze stupefacenti e psicotrope sono consegnate o comunque destinate a persona di età minore;
  2. b) nei casi previsti dai numeri 2), 3) e 4) del primo comma dell’art. 112 del codice penale;
  3. c) per chi ha indotto a commettere il reato, o a cooperare nella commissione del reato, persona dedita all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope;
  4. d) se il fatto è stato commesso da persona armata o travisata;
  5. e) se le sostanze stupefacenti o psicotrope sono adulterate o commiste ad altre in modo che ne risulti accentuata la potenzialità lesiva;
  6. f) se l’offerta o la cessione è finalizzata ad ottenere prestazioni sessuali da parte di persona tossicodipendente;
  7. g) se l’offerta o la cessione è effettuata all’interno o in prossimità di scuole di ogni ordine o grado, comunità giovanili, caserme, carceri, ospedali, strutture per la cura e la riabilitazione dei tossicodipendenti».

di Giulia Rossitto