L’adozione mite: cosa significa?


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L’adozione mite non esiste come istituto giuridico.

La nostra tradizione giuridica ignora il termine di adozione aperta, come pure il suo opposto logico di adozione chiusa. Conosce invece da tempo due tipi di adozione, che hanno assunto di volta in volta denominazioni diverse. Si è parlatoinfatti di adoptio plena in contrapposizione alla adoptio minus quam plena, di adozione speciale in contrapposizione all’adozione ordinaria, ed infine di adozione legittimante in contrapposizione alla non legittimante e alla cosiddetta adozione in casi particolari. La distinzione non è solo nostrana. A livello internazionale si parla infatti di full adoption in contrapposizione alla simple adoption.

La prima adozione attribuisce al minore adottato la pienezza dello stato di figlio, facendo sorgere un legame di filiazione per l’appunto “pieno” e irrevocabile, del tutto uguale a quello della filiazione biologica. La seconda invece ammette la revoca, e dà luogo a un rapporto di filiazione debole, molto meno completo di quello della prima. Si tratta insomma di un’adozione precaria.

In Italia la normativa relativa all’adozione prevede che il minore adottato assuma lo stato di figlio legittimo degli adottanti (ciò comporta tra l’altro, l’assunzione del loro cognome) e che cessino completamente i rapporti dell’adottato con la famiglia di origine. Tale principio è bene espresso nell’art. 27 della L. n. 184 del 1983. L’adozione è perfezionata quando, una volta contestato lo stato d’abbandono del minore da parte del Tribunale per i minorenni, i familiari entro il 4° grado non abbiano opposto ricorso o non lo abbiano vinto anche se proposto alla Corte d’Appello e poi Cassazione contro la decisione del Tribunale Minorenni. A quel punto il Tribunale Minorenni individua la coppia idonea all’adozione e procede con l’adozione nazionale, che è gratuita e definitiva. Il bambino entra anagraficamente e legittimamente nella nuova famiglia, entrando anche nell’asse ereditario.

Che cosa si intende quindi per adozione aperta? Di anglosassone concezione (negli USA tale istituto, accolto diversi anni or sono specialmente in alternativa all’aborto, trova uno specifico collocamento giuridico) prevede che tra adottato e figure parentali originarie non siano interrotti i rapporti per effetto dell’adozione. E’ prevista una regolamentazione caso per caso delle modalità di frequentazione tra adottato, accompagnato dai genitori adottivi, e genitori naturali. Nel provvedimento di adozione aperta sono previsti tempi e modi degli incontri tra adottato e genitori naturali e dell’invio di informazioni o fotografie.”

In Italia le cosiddette adozioni aperte siano un caso limite e che siano state disposte in casi estremamente limitati e con cautele particolari. Nel concreto questa possibilità non è stata esclusa neppure nell’ordinamento italiano, a condizione che ciò si dimostri utile al minore stesso. In tal senso si è pronunciata parte della giurisprudenza: ammettendo, nell’interesse preminente del minore, la possibilità di suoi contatti con persone appartenenti alla famiglia d’origine. Nelle pronunce dei Tribunali per i minorenni la possibilità di consentire dei contatti tra adottato e famiglia d’origine è sempre stata accompagnata da precise cautele, previo accertamento della disponibilità e della cooperazione della famiglia adottiva. È accaduto ed accade nei casi di adozioni di minori grandi, in età scolare, dove i giudici devono necessariamente considerare la possibilità che interrompere i rapporti fra minore adottato ed altre figure significative della cerchia parentale allargata, sia addirittura dannoso per il minore. Ciò si è verificato anche nei confronti di genitori naturali qualora tali figure erano state interiorizzate dal minore e risultava per lui dannosa e colpevolizzante la prospettiva di non doverle mai più incontrare. Si tratta però di decisioni eccezionali.

L’intera materia dell’adozione dei minori è oggi regolata in Italia dal principio suddetto, al quale il nostro legislatore si è vincolato sottoscrivendo prima, e ratificando poi, la Convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo e la Convenzione de L’Aja sull’adozione internazionale. L’articolo 21 della Convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo stabilisce infatti che «gli Stati parti che ammettono o autorizzano l’adozione si accertano che l’interesse superiore del fanciullo sia la considerazione fondamentale in materia», e gli articoli 1 e 4 della Convenzione de L’Aja sull’adozione internazionale ribadiscono tale principio ampliandone il campo di applicazione all’ambito dell’adozione internazionale.

La risposta aldibattito “adozione aperta: sì o no?” potràessere positiva solo se la risposta ad un’altra domanda:“adozione aperta, perché?” sarà stata nel senso chel’adozione aperta è necessaria per l’interessedel minore.

di Valentina Adobati