Eroi di solidarietà – La solidarietà intergenerazionale, intervista a Fabio Cruccu, presidente F4CR network


Il 17 Marzo 2020, in occasione della 159esima Festa dell’Unità Nazionale e della Giornata Mondiale del servizio sociale, il presidente del F4CR network dott. Fabio Cruccu ha incontrato sulla piattaforma ‘Zoom’ i ragazzi della 3E e 5Be del liceo “Motzo”, Classico, Linguistico e Scienze Umane di Quartu Sant’Elena per raccontare le azioni e i progetti del F4CR network.

Puoi ascoltare l’intervista (dowload) o leggere il testo, riportato sotto.

EROI DI SOLIDARIETA’ – La solidarietà intergenerazionale

Dott. Cruccu a cosa si deve la sua predisposizione verso le problematiche minorili?

Buongiorno a tutti! Ringrazio la Prof.ssa Elisabeth Piras per l’invito. Ho accettato con piacere di raccontare direttamente a voi studenti qualcosa sul F4CR network e, certamente qualcosa, su di me.

Il mio interesse per le tematiche minorile risale ormai a più di dieci anni fa. Ero uno studente di giurisprudenza a Cagliari e il primo contatto con questo mondo è nato con l’insegnamento di “legislazione penale minorile”, un corso che – ahimè – ora non esiste più nella facoltà di giurisprudenza, inserito nell’area del diritto penale. In seguito chiesi alla docente del corso, la Prof. De Matteis, l’attuale Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Sardegna, di poter scrivere la mia tesi di laurea triennale sul tema della de-carcerazione minorile e degli strumenti alternativi al carcere per i minori entrati nel circuito della giustizia penale minorile. Allo stesso tempo, in quegli anni, svolgevo attività di volontariato per il comitato provinciale UNICEF di Cagliari e ho iniziato ad approfondire il variegato mondo dei diritti dei minori. Ho proseguito con la specialistica in giurisprudenza e, in continuità con il tema che avevo affrontato in precedenza, scelsi per la tesi biennale di scrivere di lavoro minorile e dell’obbligo d’istruzione.

Da quel momento in poi è stato tutto un susseguirsi di attività di formazione: il master in diritto minorile all’Università La Sapienza di Roma e collaborazioni con ONG (Organizzazioni Non Governative) e con le associazioni del terzo settore che lavorano per e con i bambini e gli adolescenti nella promozione dei loro diritti, tra cui UNICEF Italia.

Può spiegarci in poche parole di cosa si occupa il F4CR network?

Nel 2012 ha iniziato a pensare ad una rete, un network presente sul territorio sardo, che fosse in grado di raccogliere materiale sul diritto minorile. Era qualcosa di cui sentivo io per primo la necessità e decisi di aprire una pagina facebook per raccogliere gli articoli che trovavo sul web. Questo permetteva di condividere notizie con persone interessate ai temi, instaurare potenziali discussioni, far conoscere il network in Sardegna ma anche fuori dai confini regionali e nazionali. E, a questo proposito, vi chiedo di seguirci sulla nostra pagina!

Dopo tre anni di sperimentazione on line decisi di prendere il mio bagaglio di esperienze maturate negli anni e di creare qualcosa di nuovo, una associazione che potesse non solo divulgare le notizie sui temi delle famiglie, del diritto e dei minori ma anche capace di creare azioni concrete in sinergia con altre realtà del terzo settore. Ed è così che nel 2015 nasce l’associazione F4CR network, con la messa a punto di un sito web specifico in grado di raccogliere i materiali inediti, promuovere le iniziative e divulgare la conoscenza di una cultura dei diritti dell’infanzia.

Ed è proprio questo di cui si occupa il network: abbiamo una piccola redazione che si occupa di postare quotidianamente sui nostri canali social le notizie dall’Italia e dal mondo che riguardano la fascia 0-18 anni, scriviamo brevi articoli, organizziamo incontri di formazione rivolti a studenti, genitori, giovani professionisti, incoraggiamo azioni di advocacy con scuole, università, comuni e collaboriamo con ONG, Fondazioni e Associazioni che sostengono i diritti umani.

Lei è Presidente del F4CR network. Ci piacerebbe sapere i successi e gli obiettivi che ha raggiunto la sua associazione.

Parlare di diritti umani e, più precisamente di diritto minorile, è stato ed è il motivo che mi ha spinto a creare un network. Quando ho iniziato non avevo una precisa idea di cosa avrei potuto fare. Esistono tantissimi organizzazioni e associazioni in Sardegna ma avevo notato quanto fosse – ed è –  difficile farle dialogare insieme, metterle intorno un tavolo e progettare qualcosa di concreto.

Col tempo il F4CR network ha visto le sue attività crescere, con un numero variabile di collaboratori e volontari. Parlare di diritto minorile non è un tema facile. O meglio: non è così semplice attrarre le persone sui temi legati al diritto. Per questa ragione abbiamo continuato a postare sui nostri account le notizie, non solo dal mondo della giurisprudenza ma anche ricercando temi che ampliassero l’area di interesse: il cyberbullismo, le relazioni genitori-figli, i minori stranieri non accompagnati sono solo alcuni dei temi che affrontiamo e che abbiamo proposto in questi anni come approfondimenti da parte del nostro team nei nostri incontri di formazione.

Le notizie e l’interesse corrono ai nostri tempi sul web. Una ragazza da Milano tre anni fa mi chiese di poter replicare il modello anche nel suo territorio e così nacque un gruppo di volontari attivi nelle scuole e università del milanese. Altre azioni sono state svolte a Roma con famiglie e centri di aggregazione.

A novembre in partnership con il Comune di Seneghe e in occasione della giornata mondiale dei diritti dell’infanzia abbiamo lanciato nelle scuole la campagna “Tutti diversi, tutti uguali” per contrastare la discriminazione di genere, razziale e religiosa e l’hate speech. Aktra campagna è “Stop spose bambine” che ricordiamo ogni 8 marzo in occasione della festa internazionale della donna.

Sempre come network, inoltre, abbiamo realizzato anche attività di partecipazione attiva dei cittadini con il progetto “Un piccolo dono” replicato per due annualità nel periodo delle festività natalizie e che consisteva nella raccolta di doni dismessi ma ancora in buono stato da regalare ai bambini bisognosi o in stato di necessità. Nel 2016 abbiamo portato un centinaio di doni all’ospedale pediatrico microcitemico di Cagliari e, l’anno successivo, sono stati raccolti oltre 900 giocattoli e distribuiti ai minori stranieri non accompagnati e alle neo-mamme ospitati nei centri di accoglienza del territorio cagliaritano.

In questi anni abbiamo stretto partnership e collaborato con diverse realtà: l’associazione di promozione sociale EFYS in numerosi progetti, tra cui “Good vibes”, la creazione di una web radio fatta dai ragazzi e di un cineforum con film su tematiche adolescenziali scelti dai ragazzi stessi, abbiamo realizzato incontri di formazione coinvolgendo scuole sul cyberbullismo e coinvolto gli studenti universitari e professionisti aprendo loro le porte del carcere minorile e di comunità che accolgono minori espianti pena.

Infine, dal 2018 il F4CR network fa parte della rete europea NET-MED che agisce con azioni integrate a livello europeo. A settembre 2018 a Seneghe siamo stati partner di un progetto di gemellaggio tra città, mentre a settembre 2019 siamo stati con Eurocivis a Sarajevo insieme alle delegazioni politiche di Spagna, Portogallo, Italia e Bosnia-Erzegovina e altre associazioni per progettare azioni da proporre all’Unione Europea nei prossimi mesi.

Il bullismo e il cyberbullismo sono un’emergenza che riguardano noi giovani. Ha dei dati statistici sul fenomeno del bullismo, quanto è sviluppato nelle scuole sarde e italiane?

I fenomeni del bullismo e del cyberbullismo rappresentano certamente uno dei temi che coinvolgono direttamente i giovani, le scuole, le famiglie e, come network, abbiamo voluto dedicare azioni e progetti concreti.

L’Italia è un paese dove si si registra un numero relativamente ridotto di episodi di bullismo, ma le statistiche evidenziano che il fenomeno è in crescita rispetto al passato. Qualche dato, nell’ultimo Report (2015) dell’Istat forniva questa fotografia: oltre il 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo/violento da parte di altri ragazzi/e. Il 19,8 per cento è vittima di azioni di bullismo più volte al mese, invece per il 9 per cento gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale. Hanno subìto ripetutamente comportamenti offensivi più i ragazzi di età compresa tra 11-13 anni (22,5 per cento) che gli adolescenti 14-17enni (17,9 per cento), più le femmine (20,9 per cento) che i maschi (18,8 per cento). Tra gli studenti delle superiori i liceali sono in testa (19,4 per cento); seguono istituti professionali (18,1 per cento) e tecnici (16 per cento). Il 63 per cento dei ragazzi e adolescenti è stato testimone di comportamenti vessatori una o più volte al mese.

Con riguardo al cyberbullismo, considerando che quella attuale è la prima generazione di adolescenti cresciuta in una società in cui l’essere connessi costituisce un’esperienza connaturata alla quotidianità, ben l’83 per cento dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni utilizza internet con un telefono cellulare e il 57 per cento naviga nel web. Tra i ragazzi il 5,9 per cento denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono maggiormente vittime di cyberbullismo (7,1 per cento contro il 4,6 per cento dei ragazzi). È, inoltre, frequente che gli adolescenti che hanno subìto ripetutamente azioni offensive attraverso i nuovi canali comunicativi, siano vittime di comportamenti vessatori anche in altri contesti del vivere quotidiano. Di fronte a questi fenomeni la maggioranza (65% degli 11-17enni) ritiene che confidandosi con le persone più vicine sia possibile definire meglio la reazione e il comportamento da adottare, rivolgersi ai genitori per chiedere aiuto o agli insegnanti.

Per quanto concerne la Sardegna, in base ai dati Istat 2014, si registra che tra i ragazzi e gli adolescenti di 11-17 anni il 12,4 per cento hanno subito comportamenti offensivi una o più volte al mese; il 36,8 per cento qualche volta all’anno e il 50,86 per cento mai. Si sta lavorando ad una proposta di legge regionale che miri a prevenire e contrastare in maniera più efficace i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo.

L’anno scorso come F4CR network abbiamo realizzato un breve corso dal titolo “STOP BULLING”, sempre in collaborazione con l’associazione EFYS rivolto ai docenti e genitori. Quest’anno, per il progetto di sensibilizzazione della comunità educante “ACCRESCE”, abbiamo svolto un seminario sui temi del bullismo, cyber-bullismo e insidie digitali che speriamo di poter replicare nei prossimi mesi con un taglio teorico-pratico.

In Italia, soprattutto in Sardegna, c’è una carenza di insegnanti di sostegno. Secondo lei si tratta solo di una non adeguata applicazione della Legge 104/1992 o di poca sensibilità sulle tematiche della disabilità?

Come è noto la legge n. 104/92 riguarda il riconoscimento dello stato di disabilità e il connesso certificato indica la patologia del bambino e incide sulla sua vita di relazione e di integrazione scolastica e sociale. La legge n. 162/1998 ha modificato la legge n. 104/1992 introducendo la possibilità per le Regioni di programmare interventi di sostegno alla persona e al suo nucleo familiare a favore delle persone con grave disabilità. Grazie a questa indicazione anche la Sardegna dal 2000 ha attivato “Piani Personalizzati a favore di persone con disabilità gravi” e ciò consente di alleggerire certamente il carico dei familiari. Con l’associazione ABC Sardegna abbiamo realizzato un convegno nel 2018 sul tema dell’inclusione e protezione dei minori con disabilità. Sono temi che il network segue perché è necessario tutelare i diritti dei più piccoli, specie se si trovano in condizioni di disabilità. Sicuramente rispetto al passato c’è una maggiore attenzione, ma occorre continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni competenti per rendere la scuola veramente a misura di bambino, con una più intensa applicazione della legge.

In Sardegna spesso i nonni con le loro pensioni mantengono figli e nipoti; il tasso di disoccupazione tra i giovani e giovani adulti è tra i più alti in Italia. Lei ci sa dire qual è il tasso di minori in difficoltà che vivono in situazione di povertà assoluta?

I dati forniti recentemente dall’Istat sulla condizione di povertà del nostro Paese fotografano una realtà in cui i soggetti che patiscono maggiormente questa condizione sono i minorenni. Ciò accade soprattutto nelle regioni del Sud dove 1 bambino su 6 vive in condizione di povertà assoluta. Le famiglie più in sofferenza sono quelle più numerose (il 19,6 per cento) e, a seguire, i nuclei monogenitoriali, dove si segnala un aumento (dal 9 % all’ 11%) rispetto al 2017. Certamente i nonni possono essere un valido aiuto ma non basta: è necessario adottare obiettivi nazionali che consentano nel lungo periodo di ridurre la povertà infantile e che contengano l’esclusione sociale. Misure di sostegno al reddito ma anche servizi educativi, erogazione di sussidi, assistenza sanitaria e contrasto alla povertà con azioni coordinate. Solo così è pensabile una azione adeguata che permetta ai genitori (e quindi ai bambini) di uscire dalla loro situazione di deprivazione materiale e sociale. Secondo i recentissimi dati forniti da Save The Children in Sardegna il 35,1% dei minori, terza percentuale più alta nel Paese, vive in condizioni di povertà relativa e rischia di veder peggiorare la propria condizione a causa delle conseguenze socio economiche del Coronavirus.

Un’altra problematica attuale riguarda i minori stranieri non accompagnati presenti nel territorio italiano. Può brevemente illustrarci le misure più importanti della Legge Zampa del 2017 (L. 47/2017), ossia la Legge sui minori non accompagnati?

Come network abbiamo certamente apprezzato l’emanazione della legge Zampa. La legge n. 47 si applica ai minori stranieri, in ragione della loro condizione di maggiore vulnerabilità, che non siano accompagnati e ai quali è riconosciuto, dall’ordinamento giuridico italiano, il diritto di protezione, al pari dei minori, cittadini italiani o dell’Unione Europea. È minore straniero migrante non accompagnato quel soggetto minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione Europea, il quale si trova, per una qualsiasi causa, nel territorio dello Stato, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti, per lui legalmente responsabili. Ad esso viene riconosciuta la titolarità di tutti i diritti sanciti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, che l’Italia ha ratificato nel 1991. Si prevede espressamente un divieto assoluto di respingimento alla frontiera dei minori stranieri non accompagnati e si prescrive che essi siano iscritti al Servizio sanitario nazionale e che siano inseriti presso le istituzioni scolastiche. Si tratta certamente di una legge da potenziare ma che per la prima volta segna una presa di posizione e tutela nei confronti dei bambini migranti che provengono da paesi extra-UE.

Pochi giorni fa si è festeggiato la Giornata Internazionale della Donna. Grazie all’Avv. Anna Maria Busia è stata scritta e proposta la Legge per la tutela dei figli orfani delle vittime di femminicidio. L’iter in Parlamento è stato lungo. Quanto è effettivamente efficace la Legge n. 4 /2018, in vigore dal 18 febbraio del 2018?

Come network abbiamo apprezzato l’emanazione della legge per la tutela dei figli orfani delle vittime di femminicidio che apporta modifiche all’ordinamento processuale, dando rilevanza all’unione civile e parificandola al matrimonio con ogni conseguenza sulla tutela dei figli.

Tra i punti salienti ricordiamo possibilità per i figli della vittima di crimine domestico di poter modificare il proprio cognome se coincidente con quello del genitore condannato in via definitiva; l’ammissione alla difesa a spese dello Stato (gratuito patrocinio) per tutti gli orfani di crimini domestici, con meno di 26 anni, in deroga ai limiti di reddito previsti e la perdita dell’alloggio popolare per gli autori dei reati di violenza domestica con il subentro, nella titolarità del contratto, dei terzi conviventi e ciò sia nel caso di reati consumati sia tentati, anche se non sfociati in omicidio.

È ancora presto per poter comprendere gli effetti di questa legge. Sicuramente rappresenta un ulteriore sostegno nei confronti delle vittime, che possono inoltre accedere al Fondo per le vittime dei crimini intenzionali violenti. Ai figli delle vittime viene, infine, assicurata assistenza gratuita medico-psicologica.