L’Autorità garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: c’è ancora molto da fare


Bergamo se ne è dotata per la prima volta nel 2017, mentre da più di 6 mesi il Comune di Messina ne risulta scoperto.

Con l’approvazione definitiva del disegno di legge S.2631*, avvenuta il 22 giugno 2011, la Repubblica italiana scelse di dotarsi dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, un’Istituzione nazionale indipendente cui affidare la promozione e la tutela dei diritti  dell’infanzia e dell’adolescenza sul territorio, allo scopo di armonizzare e valorizzare il ruolo degli organi e dei servizi del sistema di protezione dell’infanzia attualmente esistente e di colmare le attuali lacune dello stesso sistema.

Per raggiungere i fini istituzionali l’Autorità garante ha tra i suoi interlocutori principali il Parlamento ed il Governo, e collabora a livello nazionale in particolare con la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero della Giustizia – Dipartimento per la Giustizia minorile, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministero dell’Interno, la Presidenza del Consiglio di Ministri. Collabora con i Garanti delle Regioni e delle Province autonome, anche all’interno della Conferenza nazionale per la garanzia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con le organizzazioni e le associazioni che si occupano di tutela e promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con gli enti locali e con tutti gli altri soggetti interessati. L’Autorità garante partecipa inoltre ad iniziative internazionali, quali la Rete europea dei Garanti per l’infanzia (ENOC). Molte Regioni hanno provveduto all’istituzione di una figura di garanzia per le persone di minore età . Particolarmente attiva è stata la Regione Veneto dove la figura del Garante per l’infanzia (denominata Pubblico Tutore dei minori) nasce nel 1988.

 

L’istituzione di questa figura può senz’altro essere vista anche come un atto d’attuazione delle prescrizioni contenute nella nostra Carta Costituzionale la quale, al secondo comma dell’art. 31, stabilisce che la Repubblica “protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”; tuttavia, la stessa deve soprattutto essere vista come un atto di esecuzione degli obblighi gravanti sul nostro paese a livello internazionale. Infatti, la Convenzione sui diritti del fanciullo (stipulata a New York il 20 novembre 1989) prevede che “al fine di garantire e di promuovere i diritti enunciati nella presente Convenzione, gli Stati parti accordano gli aiuti appropriati ai genitori ed ai rappresentanti legali del fanciullo nell’esercizio della responsabilità che incombe loro di allevare il fanciullo e provvedono alla creazione di istituzioni, istituti e servizi incaricati di vigilare sul benessere del fanciullo”; mentre, a livello europeo, deve essere ricordato l’art. 12 della Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli che chiede agli Stati parti di incoraggiare la promozione e l’esercizio dei diritti dei fanciulli, attraverso organi aventi, tra l’altro, funzioni di formulare proposte per rafforzare il dispositivo legislativo relativo all’esercizio dei diritti dei fanciulli, e pareri sui progetti legislativi relativi alla stessa materia.

L’Autorità garante è un organo monocratico nominato d’intesa dai Presidenti della Camera e del Senato e scelto “tra persone di notoria indipendenza, indiscussa moralità e specifiche e comprovate personalità nel campo dei diritti dei minori nonché delle problematiche familiari ed educative di promozione e tutela delle persone di minore età”. Il suo mandato dura quattro anni ed è rinnovabile una sola volta e, durante lo stesso la persona chiamata a rivestirlo non può esercitare, a pena di decadenza, alcuna attività che interferisca con l’esercizio delle funzioni e dei compiti che gli sono stati assegnati. Come tutte le “autority” il garante per l’infanzia e l’adolescenza “esercita le funzioni e i compiti assegnati, con poteri autonomi di organizzazione, con indipendenza amministrativa e senza vincoli di subordinazione gerarchica” e, a questo fine, la legge istituisce anche l’Ufficio dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, alle dipendenze dell’Autorità, con un numero massimo di dieci unità.

Per ciò che riguarda le sue funzioni, all’Autorità garante è attribuito un potere di proposta legislativa attraverso il parere sul Piano di azione e di intervento per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, ma anche la funzione di offrire pareri ad altri organi istituzionali, quella di ascoltare i minori, e quella di collaborare, oltre che con i garanti per l’infanzia istituiti nelle regioni, con organismi internazionali ed europei al fine di promuovere l’attuazione delle convenzioni internazionali e della normativa europea vigente. Promuove anche, a livello nazionale, studi e ricerche sulle tematiche minorili, avvalendosi dei dati e delle informazioni degli Osservatori che si occupano di studiare e monitorare la condizione afferente l’infanzia e l’adolescenza (in particolare, il Centro nazionale di documentazione e di analisi per l’infanzia e l’adolescenza, l’Osservatorio nazionale sulla famiglia, l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile) e, inoltre, riceve segnalazioni relative a violazioni dei diritti dei minori, effettua segnalazioni agli uffici competenti in merito a situazioni pregiudizievoli o di abbandono prendendo in esame, “anche d’ufficio”, situazioni delle quali è venuto a conoscenza in qualsiasi modo nelle quali è possibile ravvisare la violazione (o il rischio di violazione) dei diritti dei minori. In tali casi, assunte le dovute informazioni e fatte le conseguenti valutazioni, può segnalare alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni le situazioni di disagio delle persone di minore età e, alla procura della Repubblica competente, gli abusi che abbiano rilevanza penale o per i quali possano essere adottate iniziative di competenza della procura medesima.

 

Che in Italia per i bambini si faccia ancora poco, lo sostiene anche Filomena Albano, da marzo Garante italiano per l’infanzia, intervenuta a Bologna nel corso degli Stati Generali sul maltrattamento all’infanzia organizzati dal Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia). Si deve fare di più, in termini di organizzazione e anche di risorse. Basti pensare che oggi lavorano per l’authority solo dieci persone, che non sono nemmeno in organico, ma in prestito da altri ministeri. Non si deve dimenticare che fra le tante emergenze di cui occuparsi ci sarebbe anche quella sociale relativa ai minori, non meno importante di altre.

di Valentina Adobati