Le spose bambine: un dramma attuale


“I musulmani hanno l’obbligo di impedire i matrimoni tra minori”; “la violenza sessuale dentro e fuori il matrimonio è  contrario alla legge islamica ”; “la distruzione della natura in nome dello sviluppo economico è contro la legge islamica”. Sono le tre fatwa emesse ieri dalle imam indonesiane in occasione dell’ultimo giorno di conferenze del primo Congresso nazionale (25-27 aprile 2017) a Cirebon, West Java.

Al raduno hanno partecipato Più di 700 tra imam, studentesse e personalità accademiche islamiche. Il congresso, che si è tenuto a Cirebon, nell’isola di Giava, è stato definito il primo grande incontro tra le donne ecclesiastiche musulmane. Le fatwa vengono abitualmente emesse in Indonesia, ma solitamente a farlo è l’Ulema Council, la più alta autorità islamica nel paese, un organismo composto quasi interamente da uomini. Il primo editto obbliga i musulmani a prevenire i matrimoni infantili, spiegando come tale pratica non solo sia dannosa, ma anche non-islamica. La fatwa, seppur non vincolante, stabilisce che la responsabilità di prevenire le unioni tra bambini ricade su genitori, comunità e Stato. Nella religione islamica la fatwa rappresenta una vera e propria sentenza giuridica che il fedele è tenuto a rispettare. La presa di posizione non è vincolante da un punto di vista giuridico ma ha rilievo da un punto di vista degli indirizzi sociali. Al termine dell’incontro, durato tre giorni, è stato anche chiesto al governo di Jakarta di innalzare l’età minima perché un matrimonio sia legale: attualmente le donne possono sposarsi a 16 anni, ma la richiesta è di portare questo tetto ai 18 anni. L’Indonesia è un paese a maggioranza musulmana e ha uno tra i tassi più alti di spose bambine al mondo. Secondo l’Unicef, ogni anno una ragazza indonesiana su sei, per un totale di 340 mila, si sposa prima dei 18 anni. Il Paese è al 37mo posto al mondo per matrimoni infantili, al secondo nel sud-est asiatico dietro, la Cambogia.

Il matrimonio precoce colpisce soprattutto le femmine (l’82% dei bambini costretti a sposarsi sono femmine), ma anche i maschi non ne sono immuni. Il tasso di matrimoni di questo tipo è in lento declino in tutto il mondo, ma la crescita della popolazione farà sì che il numero di persone costrette a convivere con le conseguenze di un matrimonio precoce sarà comunque in aumento: Secondo un rapporto dell’Unicef lanciato meno di due anni fa a Lusaka (Zambia) in occasione del Summit dell’Unione Africana sulle bambine, se gli attuali livelli rimarranno stabili il numero totale delle spose bambine in Africa aumenterà dai 125 milioni ai 310 milioni entro il 2050.
Il rapporto A Profile of Child Marriage in Africa” individua le cause dell’aumento previsto la troppo lenta riduzione di questo fenomeno, combinata con il rapido aumento della popolazione.

Il problema esiste in tutti i continenti, ma soprattutto in Asia meridionale e in Africa subsahariana. I primi tre paesi per frequenza di matrimoni precoci sono Niger 77%, Bangladesh 74% e Chad 69%. Ed è proprio il Bangladesh che due mesi fa ha approvato la nuova legge sulle nozze minorili che mantiene inalterata la clausola delle “circostanze speciali” per le quali le unioni di minori sono permesse. Invece di combattere con forza la terribile piaga dei matrimoni precoci, il Bangladesh sceglie la strada inversa: il nuovo Child marriage restraint bill 2017, la legge sui matrimoni minorili approvata lo scorso 27 febbraio dal Governo di Dacca, mantiene inalterata la norma molto contestata che prevede “circostanze speciali” in base alle quali è permesso a due minori di sposarsi per salvaguardare l’onore della ragazzina. Ovvero, nel caso ad esempio di “gravidanze accidentali o illegali”, o anche in caso di necessità economica per la famiglia. La legge stabilisce che il limite di età per contrarre matrimonio è di 21 anni per gli uomini e 18 per le donne. Ma la norma delle nozze in “circostanze speciali e per il loro bene” concede in pratica il via libera alle unioni organizzate per riparare a gravidanze frutto molto spesso di violenza sessuale, un problema molto diffuso nel Paese asiatico.

È per questo che in una risoluzione adottata il 6 aprile dal Parlamento europeo, i deputati hanno chiesto al governo del Bangladesh di colmare le lacune nella legislazione locale sul matrimonio precoce, che attualmente consente eccezioni sull’età minima per sposarsi (18 per le donne e 21 per gli uomini), senza specificare i criteri usati per la concessione di tali deroghe o che ci sia l’effettivo consenso obbligatorio degli sposi bambini / adolescenti. Gli esperti e gli eurodeputati hanno sottolineato l’importanza di lavorare direttamente con i bambini e con le comunità per cambiare le norme sociali, garantire l’accesso alla sanità, all’istruzione e all’assistenza legale in modo da garantire una struttura più legalizzata e precisa.

Matrimoni precoci e forzati significano gravidanze precoci, impossibilità di proseguire la scuola e terminare gli studi, rischio elevato di subire violenze domestiche, con gravissimi pericoli per la salute e la vita delle giovani donne e anche dei loro figli: un bambino nato da una madre adolescente ha il 60% di probabilità in più di morire quando è neonato.

di Valentina Adobati