La drammatica realtà delle spose bambine in Turchia


Immagine tratta dal sito: https://www.hryo.org/child-marriage/

Numerosi quotidiani[1] hanno riportato la notizia secondo la quale Recep Tayyp Erdogan, l’attuale Presidente della Turchia, avrebbe rilanciato la proposta – già avanzata nel 2016 – del cosiddetto «matrimonio riparatore».

Se questo progetto venisse approvato, la norma permetterebbe a chi è accusato di violenze sessuali di evitare la prigione, riparando al fatto criminoso mediante un matrimonio con la propria vittima (imponendo però, come limite, che la differenza d’età fra i due sposi non superi i 10 anni).

Il testo è stato presentato per la prima volta in Parlamento la scorsa settimana, ma non è ancora stata fissata una data per proseguire la discussione. Ovviamente tale questione ha destato la preoccupazione delle associazioni per la difesa delle donne, e, in particolare, il timore maggiore è stato quello legato ai risvolti che tale disciplina avrebbe in merito alla tematica delle “spose bambine”.

Alla luce di quanto sopra accennato, è d’uopo affrontare il tema legato a tale tragico fenomeno – ancora molto presente nelle zone rurali – che distrugge la vita di molte minori di anni diciotto.

Nel mondo, infatti, sono moltissime[2] le ragazze costrette a sposarsi in età minorile (alcune addirittura prima di compiere 15 anni).

I tassi di diffusione di questi matrimoni si registrano più frequentemente nell’Asia meridionale e nell’Africa subsahariana, dove coesistono con altri fenomeni preoccupanti, quali la mortalità infantile, lo sfruttamento, la malnutrizione, l’analfabetismo…

Dal punto di vista medico, la salute e lo sviluppo fisico possono essere gravemente danneggiati: infatti una gravidanza precoce può essere pericolosa sia per la madre sia per il neonato.

Inoltre, molto raramente alle giovani è permesso frequentare la scuola, che è uno strumento importante per conoscere delle possibili alternative a quella vita e le tutele offerte dalla società.

Sotto il profilo psicologico, inoltre, le bambine subiscono un violento impatto sullo sviluppo, perché perdono la libertà di scegliere liberamente della propria vita e di vivere la propria infanzia con serenità.

Infine, in merito ai profili giuridici, le spose bambine vengono private dei diritti umani fondamentali.

I matrimoni precoci, infatti, sono in contrasto con molti principi descritti dalla legge del 27 maggio 1991 n. 176, la quale ha ratificato ed eseguito le norme prescritte dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, redatta a New York il 20 novembre 1989.

In primis, si sottolinea, all’art. 6, il dovere degli Stati parti di riconoscere «che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita» e di assicurare «in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo».

In secondo luogo, l’art. 8 co. 1 impone che «gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari, così come riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali».

In aggiunta, meritano di essere ricordati gli artt. 12[3], 27, 28[4]e 29, per mezzo dei quali si sottolinea il diritto dei minori ad esprimere (e quindi, ad avere) la propria opinione, con la conseguente rilevanza data all’insegnamento scolastico utile al raggiungimento di un «livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale».

Infine, si ricorda l’art. 36, in osservanza del quale gli Stati parti devono proteggere «il fanciullo contro ogni altra forma di sfruttamento pregiudizievole al suo benessere in ogni suo aspetto».

In conclusione, occorre interrogarsi sul disegno di legge avanzato dal Presidente Erdogan e, in base a quanto sopra accennato, chiedersi se così facendo non si rischierebbe di far aumentare il numero delle violenze e dei conseguenti «matrimoni riparatori», poiché si valuterebbe positivamente la mentalità secondo la quale le donne, peggio ancora le bambine, possano essere private della propria libertà di scelta in merito a decisioni esistenziali, quasi come fossero solo oggetti da possedere.

Le Nazioni Unite hanno deciso di adottare l’eliminazione del matrimonio precoce come parte dell’obiettivo di uguaglianza di genere inserito nel l’obiettivo di sviluppo sostenibile del 2030, nell’ambito dell’obiettivo 5.3 sulle pratiche dannose. Nella speranza di raggiungere questi obiettivi, l’UNICEF e il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) si sono assicurati finanziamenti e sostegno per mettere in atto sforzi congiunti per combattere il matrimonio infantile.


[1] Per ulteriori informazioni vedere tra gli altri:

[2] La Turchia ha uno dei più alti tassi di minori sposate in Europa: circa il 15% delle ragazze sono già sposate prima dei 18 anni. Inoltre, i dati a disposizione non possono neppure considerarsi attendibili (oltreché completi), poiché molte ipotesi di coniugio con minorenni non sono registrate, in quanto non vengono celebrate davanti a pubblici ufficiali, ma solo ad autorità religiose locali.

Questo è quanto riportato dal Turkish Philanthropy Funds.

[3] L’articolo recita quanto segue: «gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità. A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale».

[4] In particolare, si sottolinea il punto e) del co. 1 dove si richiede da parte degli Stati lo sforzo ad adottare le «misure per promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono della scuola».

di Giulia Rossitto