Ius soli: tra questioni di civiltà e privilegio


Era attesa, per l’11 Luglio, la discussione in Senato sulla legge di cittadinanza e sull’introduzione del cosiddetto ”ius soli.  La legge aveva già ottenuto l’approvazione da parte della Camera due anni fa, ma la pioggia di emendamenti presentati dall’opposizione (sono ben 80 mila gli emendamenti leghisti) ha reso particolarmente complessa la seconda parte dell’iter di legislativo.

Ebbene, la legge in oggetto, che espande considerevolmente le modalità di ottenimento della cittadinanza italiana, concerne soprattutto i bambini nati in Italia, ma da genitori stranieri, oppure giunti sul territorio del nostro Stato in tenerissima età.

Per meglio comprendere i cambiamenti che verrebbero introdotti dal nuovo testo legislativo, qualora venisse così approvato, è bene considerare la disciplina attualmente in vigore. L’ultima legge sulla cittadinanza, per la verità abbastanza risalente (Legge 5 febbraio 1992, n. 91), prevede un solo criterio di acquisizione della stessa, detta “ius sanguinis”: la cittadinanza si acquisisce per nascita da almeno un genitore italiano. Qualora un bambino sia nato in Italia, ma da genitori stranieri, egli non ha diritto alla cittadinanza se non fino al compimento di 18 anni, momento in cui ne potrà fare richiesta solo ove abbia risieduto in Italia legalmente e ininterrottamente. Una regolamentazione di tal tipo, oltre ad estromettere dai benefici dello status di cittadino tutti i bambini legittimamente nati e cresciuti sul suolo italiano, rende particolarmente restrittivi i termini dell’acquisizione, ponendo due requisiti (appunto, legalmente e ininterrottamente) difficilmente realizzabili in maniera contestuale: non è, infatti, raro che la condizione dei genitori stranieri cambi nel corso degli anni, per la perdita del lavoro e, conseguentemente, del permesso di soggiorno. A quel punto, delle due l’una: o permangono illegalmente sul territorio dello Stato, o tornano nel proprio Paese, interrompendo la continuità temporale richiesta dalla legge.

Ecco, dunque, che le carenze dimostrate dall’attuale disciplina sarebbero colmate dalla legge in esame al Senato, che non prevede uno ius soli c.d. puro (non previsto in alcun ordinamento dell’Unione Europea), ma “temperato”, oltre che lo ius culturae.

Lo ius soli temperato prevede che un bambino nato in Italia da genitori stranieri acquisti la cittadinanza se almeno uno dei genitori risiede legalmente in Italia da almeno cinque anni; se il genitore in questione non proviene da un Paese dell’UE, tuttavia, il potenziale cittadino dovrà soddisfare ulteriori requisiti e, in particolare, dovrà: avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, disporre di un alloggio idoneo ai sensi di legge e superare un test di conoscenza della lingua italiana. Su quest’ultimo punto non sono mancate le polemiche da parte dei più accesi sostenitori dello ius soli, i quali sostengono che molti italiani – nonché politici dell’opposizione – non sarebbero in grado di superare tale test. È utile ricordare, in ogni caso, che negli Stati Uniti, Paese nel quale è prevista l’acquisizione della cittadinanza per ius soli, è altresì previsto un esame di lingua e conoscenza della cultura statunitense. Seppur difficile valutare la pregevolezza o meno del metodo, esso costituisce un precedente importante nelle scelte politiche che orientano la limitazione dello ius soli.

Per quel che concerne lo ius culturae, invece, esso prevede che la cittadinanza possa essere acquistata dai minori stranieri nati in Italia o ivi giunti entro i 12 anni, i quali abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni, superando almeno un ciclo scolastico (scuola primaria o scuola secondaria di primo grado). Per i minori con più di 12 anni, il tempo di permanenza sul territorio italiano dovrà essere di almeno sei anni e resta la condizione del superamento di un ciclo scolastico.

L’eventuale approvazione del testo legislativo coinvolgerebbe, secondo uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati ISTAT, citato da Repubblica, circa 1 milione e 65 mila minori stranieri.

Tra i favorevoli e i promotori dell’iniziativa legislativa, l’introduzione dello ius soli sarebbe “una questione di civiltà”, e l’opposizione nient’altro che “una speculazione sulla paura”. Le opposizioni (in prima fila Lega e Movimento 5 Stelle, ma anche Forza Italia), fanno effettivamente leva sui recenti avvenimenti terroristici, oltre che su altre priorità, principalmente di carattere economico, che dovrebbero, a parer loro, avere la precedenza sugli interrogativi relativi alla cittadinanza. In altre parole, il Parlamento non dovrebbe perdere tempo con gli stranieri, ma con le tasche degli italiani; pare quindi omettano di considerare che anche gli “stranieri” contribuiscono con le loro tasche al sostentamento del Paese… Non mancano poi i proverbiali riferimenti a dietrologie e ideologie, nonché critiche al testo legislativo, tacciato di essere un “contentino politico”.

Al di là delle polemiche, è ben chiaro che lo status di cittadino sia un privilegio, un beneficio, e che, in quanto tale, debba essere giustamente contenuto entro determinati limiti. C’è una differenza, però, tra porre dei limiti all’acquisizione della cittadinanza e proibirla in toto. È pacifico che l’attuale regolamentazione sia insufficiente e affatto garantista nei confronti di chi è nato e/o cresciuto in Italia, ma italiano non si può dire, e neppure trova un rimedio, un supporto nella legge che possa fargli ottenere ciò che gli spetterebbe.

Aggiornamento al 18/07/2017: Stallo Ius soli. Il day after lo stop di Paolo Gentiloni all’approvazione entro l’estate della legge sullo ius soli: si cercare di votare il testo senza modifiche a settembre. Ma il sentiero è strettissimo.

“Mi auguro – sottolinea la presidente della Camera, Laura Boldrini, che il provvedimento sullo ius soli sia approvato entro fine legislatura. E’ giusto. E’ necessario. Rimandarlo sarebbe un torto, e i torti non portano bene”. “La cittadinanza – spiega – è lo strumento principe per l’integrazione. Evitare a chi nasce e studia in un Paese di sentirsi parte della società è impedire l’integrazione. Senza dare integrazione si alimenta la rabbia”. Intanto fuori dai Palazzo il mondo delle associazioni e la Chiesa italiana spingono perché la legge venga approvata. Ma le destre cantano vittoria, con Matteo Salvini che minaccia di “bloccare le Camere” se “ci riproveranno” e Renato Brunetta che parla di “rinvio a san mai”. L’avvicinarsi delle elezioni politiche è un macigno che pesa intanto proprio sullo ius soli. Angelino Alfano, esaltando la “leadership” mostrata da Gentiloni, festeggia il rinvio come una vittoria “del buon senso”.

di Maria Vecchio