Maternità e carcere: la realtà degli ICAM


di Francesca Zerella – Avvocato

È difficile immaginare un bambino trascorrere i suoi primi anni di vita dietro le sbarre di un carcere ed è altrettanto difficile pensare che un bambino, al di sotto dei sei anni, sia condannato a vivere lontano dalla figura materna, il tutto per delle colpe addebitabili esclusivamente a quest’ultima. Eppure, anche queste sono storie di vita quotidiana.

L’esigenza di trovare un punto di incontro tra queste due realtà, così estreme e così distanti tra loro, ha fatto sì che il legislatore, con l. 62/2011, recante «disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori», desse riconoscimento giuridico agli ICAM, ossia agli Istituti a custodia attenuata per le detenute madri.

Prima di quel momento, nonostante l’introduzione degli artt. 47 ter e 47 quinquies all’interno della legge sull’ordinamento penitenziario, disciplinanti rispettivamente le misure alternative della detenzione domiciliare cd. umanitaria e della detenzione domiciliare speciale, per le madri di prole di età inferiore agli anni dieci con lei convivente, il numero di minori, costretti a vivere all’interno della cella di un Istituto penitenziario al seguito delle madri, era comunque considerevole[1].

Per questo motivo, ossia nell’ottica di assicurare al minore coinvolto una continuità affettiva con la madre detenuta ma – al contempo – nell’ottica di limitare quanto più possibile la presenza di minori all’interno delle carceri, il legislatore ha introdotto nel codice di procedura penale l’art. 285 bis (rubricato proprio «Custodia cautelare in Istituto a custodia attenuata per detenute madri»). Attraverso tale disposizione è stato previsto – con un richiamo all’art. 275 co. 4 c.p.p. e quindi ai criteri di scelta delle misure cautelari – che, quando imputata sia donna incinta o madre di prole di età inferiore agli anni sei con lei convivente, non potendo essere disposta la custodia cautelare in carcere, a meno che non esistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, il giudice possa disporre la custodia presso un Istituto a custodia attenuata, ove però le predette esigenze cautelari di eccezionale rilevanza lo consentano.

Gli ICAM attualmente presenti in Italia sono solo cinque (Torino “Lorusso e Cutugno”, Milano “San Vittore”, Venezia “Giudecca”, Cagliari e Lauro) e, pur essendo di gran lunga lontani da quelli che sono gli ambienti in cui un bambino di questa età dovrebbe vivere, hanno il grande beneficio – diversamente dagli Istituti penitenziari veri e propri – di non presentare né sbarre né divise. L’ambiente, infatti, in generale, risulta più neutro rispetto al carcere vero e proprio: l’ICAM, solitamente, nasce al di fuori del perimetro del penitenziario, è dotato di speciali sistemi di sicurezza non riconoscibili dai bambini e le stanze sono organizzate in maniera tale da ricreare una atmosfera quanto più possibile normale e familiare per il minore, anche attraverso l’utilizzo di colori[2].

Come riportato dall’Associazione Antigone[3], a seguito di una visita condotta presso l’ICAM di Milano “San Vittore”, la vita dei bambini, all’interno dell’Istituto, è scandita da attività ricreative ed educative. Grazie all’ausilio di volontari ed educatori, inoltre, i piccoli possono frequentare l’asilo e recarsi all’esterno per interagire con i loro coetanei: in questo modo si cerca di far vivere loro una vita il più normale possibile.

Nonostante ciò, però, questi luoghi sono tutt’altro che normali per un bambino di quell’età: all’entrata si viene controllati con il metal detector, si viene costantemente sorvegliati con i monitor, sono altresì presenti porte blindate chiuse dalle 22:00 alle 8:00, senza tener conto in ultimo – ma non per importanza, anzi! – che i bambini vengono inevitabilmente allontanati, in questo modo, dalla restante parte dei loro affetti familiari.

Non possono essere sottovalutate, d’altronde, le conseguenze che, soprattutto a lungo termine, si ritroveranno a patire coloro che trascorrono i primi anni della propria vita all’interno di un Istituto penitenziario, anche se a custodia attenuata. In particolare, la condizione forzata nella quale i bambini si ritrovano a vivere, inciderebbe significativamente sulla loro capacità di movimento e sulla loro proprietà di linguaggio nonché sulla concezione dello spazio e del tempo[4].

Diverse dagli ICAM sono, invece, le case famiglia protette, anch’esse giuridicamente riconosciute con la legge n. 62 del 2011 che è intervenuta anche sull’art. 284 c.p.p. e quindi in materia di arresti domiciliari. È stato previsto, infatti, che il giudice, nel disporre la predetta misura cautelare personale, prescriva altresì all’imputato di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora o da un luogo pubblico di cura o di assistenza o, se istituita, da una casa famiglia protetta. Trattasi di appartamenti veri e propri, destinati a ospitare solo donne agli arresti domiciliari con i loro bambini, dove è presente solo un controllo esterno. In Italia, però, ne esistono solo due: una a Roma (“la Casa di Leda”) e una privata a Milano[5].

Inoltre, presso alcuni Istituti, in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 14 dell’Ordinamento Penitenziario, per la cura e l’assistenza dei bambini sono organizzati appositi asili nido[6], sezioni così denominate per consentire alle madri detenute di tenere presso di sé i figli fino all’età di tre anni.

Al 31 dicembre 2021 il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha rilevato la presenza di 18 bambini all’interno di strutture carcerarie al seguito delle madri detenute, di cui 11 presso l’ICAM di Lauro[7]. Nonostante si tratti di un numero non particolarmente elevato, è comunque da considerarsi eccessivo se si considera che si tratta di bambini innocenti costretti – in pratica – a scontare delle pene per colpe riconducibili unicamente alle madri. È per tale motivo che recentemente è stato approvato un fondo per finanziare l’accoglienza delle donne detenute con figli al seguito e, in particolar modo, per finanziare la predisposizione di ulteriori case famiglia protette[8].

Da ultimo, è utile sottolineare che è del 16 dicembre u.s. la notizia della sottoscrizione, da parte della Ministra Cartabia, dell’autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e della Presidente di Bambinisenzasbarre Onlus, del protocollo volto al rinnovo della “Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti”. Con tale Carta, da un lato, le autorità giudiziarie si impegnano a una serie di azioni a tutela dei figli minorenni di persone detenute e, dall’altro lato, è il sistema penitenziario a impegnarsi a confrontarsi con le realtà sino ad ora descritte[9], affinché – per utilizzare le parole della Guardasigilli – non ci siano «mai più bambini in carcere». 


[1] Cfr. C. PECORELLA, Torna all’attenzione del legislatore il problema dei bambini in carcere al seguito delle loro madri, 04 Maggio 2021, in www.sistemapenale.it, in cui si legge che «Il numero dei minori di 3 anni in carcere al 30 giugno 1993 era di 61 (al seguito di 59 madri); […] al 30 giugno 2001 i minori nelle sezioni nido degli istituti penitenziari avevano raggiunto il picco di 83 (al seguito di 79 madri). […] Nei dieci anni trascorsi prima dell’ulteriore intervento legislativo, si sono registrate ancora presenze massicce di minori in carcere (71 nel 2004 e 75 nel 2009)».

[2] V. amplius A. LORENZETTI, Maternità e carcere: alla radice di un irriducibile ossimoro, in www.questionegiustizia.it.

[3] Il rapporto, redatto nel Maggio 2017, da C. CANZIANI, Il sacrificio della maternità. Visita in un carcere particolare che fa di tutto per non sembrare come gli altri, è consultabile sul sito www.antigone.it.

[4] Sul punto v. V. LANZA, Il dramma dei bambini detenuti con le mamme, in carcere dalla nascita, 30 Giugno 2020, in www.ilriformista.it.

[5] Per approfondimenti sul punto cfr. F. CARLORECCHIO, Bambini dietro le sbarre, le case-famiglia che ci sono (e non ci sono) per le madri detenute con figli piccoli, 23 Gennaio 2021, in www.repubblica.it.

[6] Tale previsione è stata inserita con la riforma dell’ordinamento penitenziario (D. Lgs. 123/2018).

[7] Statistica Detenute madri con figli al seguito – 31 dicembre 2021, consultabile sul sito www.giustizia.it.

[8] V. amplius V. LANZA, Case famiglia per detenute, alla Campania 240mila euro, 16 Settembre 2021, in www.ilriformista.it.

[9] Per approfondimenti v. Firmata al Ministero della Giustizia la ‘Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti’, 16 Dicembre 2021, in www.garanteinfanzia.org.