Shock in Turchia: per la DIYANET spose bambine anche a 9 anni


Basta abbiano raggiunto la pubertà, ovvero siano in grado di procreare. Lo ha precisato la Direzione per gli affari religiosi turca (suprema autorità musulmana in Turchia) in un lemmario online delle parole islamiche. Secondo questa interpretazione quindi, in Turchia anche alle bimbe di 9 anni dovrebbe essere permesso di sposarsi. Uno smacco per l’Obiettivo per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite e in particolare per la misura 5.3, che prevede l’eliminazione del problema delle spose bambine entro il 2030.

Secondo la Direzione, le nozze sono un deterrente all’adulterio. Ai ragazzini, invece, in base alla chiosa pubblicata di recente, vengono concessi altri 3 anni senza vincoli matrimoniali. L’età giusta per loro è quindi 12 anni. Un’interpretazione che ha scosso l’opinione pubblica ed ha fatto indignare il partito all’opposizione, Chp, che ha criticato aspramente l’attuale Esecutivo turco, sottolineando che le nozze tra i minori «violano i diritti dei bambini, i diritti delle donne e i diritti umani» e ha reclamato l’avvio di un’inchiesta.

Alla guida della Diyanet, controllata dal governo, Erdogan ha messo Ali Erbas, considerato più ferreo nel rispetto delle tradizioni islamiche rispetto ai suoi predecessori. Non è un caso, dunque, se le stime ufficiali parlano di un 15% di spose con meno di 18 anni (le ong parlano del 33%) nonostante la legge turca vieti il matrimonio sotto i 17 anni.

In numeri assoluti, secondo stime del 2015, significano qualcosa come 181mila spose sotto i 16 anni in tre anni. Il fenomeno sarebbe in rapido aumento. La decisione del Diyanet è solo l’ultimo tassello del puzzle: nei mesi scorsi una legge ha equiparato il matrimonio religioso a quello civile, rendendolo dunque ufficiale e non più simbolico. Inoltre, spesso le spose bambine sono vittime di una sorta di tratta, vendute dalle loro famiglie: i rifugiati siriani e iracheni spesso usano la leva delle nozze per legarsi ad una famiglia turca e garantirsi un po’ di pace nel Paese di Erdogan.

Non è la prima volta che la Direzione per gli affari religiosi, in Turchia, solleva un polverone per le sue uscite sulle spose bambine e su aspetti riguardanti il rapporto tra genitori e figli. In una fatwa online, ad esempio, aveva suggerito che un padre potesse desiderare la figlia.

Tanti internauti, sui social network, hanno manifestato la loro indignazione, reclamando l’eliminazione della Diyanet.

Davanti alla miriade di critiche, la Diyanet è stata costretta a cancellare subito la sconcertante interpretazione. Ekrem Keles, numero uno dell’Alta Commissione per gli Affari Religiosi, riferisce invece che per convolare a giuste nozze la ragazza deve avere un’età minima di 17 anni. Il limite minimo per i ragazzi si innalza a 18: «Dimentica un bambino di 9 o 10 anni sposato. Un bambino di 15 non dovrebbe sposarsi e non dovrebbe essere sposato.».
In Turchia, dove i valori patriarcali erano e sono forti nella società, spesso le ragazze (a volte ancora bambine) sono costrette ad accettare le decisioni del capofamiglia e rispettare le “tradizioni”. Anche quando queste violano la legge. Nel 2002 l’età minima del matrimonio era stata portata a 17 anni sia per gli uomini che per le donne. La legge però consente ai 16enni di convolare a nozze in ‘circostanze eccezionali’. Nel novembre 2016 il governo turco aveva adottato un emendamento a un progetto di legge che prevedeva ai perpetratori di violenza sessuale di essere assolti se avessero sposato le loro vittime. Una decisione che aveva destato preoccupazione nella comunità internazionale dato che avrebbe legittimato di fatto il matrimonio con bambini. Nel novembre 2017 il presidente Recep Tayyp Erdogan ha firmato la cosiddetta “
legge mufti” che consentirebbe ad alcuni religiosi (approvati dallo Stato) di celebrare matrimoni. Una decisione chemnon poteva non sollevare nuove polemiche e innalzato notevolmente il rischio che aumentino i matrimoni con spose bambine. Viste le polemiche la Diyanet ha prima rimosso ogni tipo di voce sulla questione e successivamente ha precisato di non approvare le spose bambine.
Ma il problema dei matrimoni con bambini (come segnalato dall’Unicef) potrebbe avere numeri molto maggiori di quanto si pensa a prima vista, dato che la Turchia ha uno scarso sistema di registrazione delle nascite, cosa che consentirebbe alle famiglie di non registrarla alla nascita e, successivamente, di concederla in sposa-bambina senza temere ripercussioni.
Nel mondo, ogni anno, le spose al di sotto dei diciotto anni sono 15 milioni. I dati ufficiali parlano di oltre 700 milioni di ragazze e adolescenti e oltre 150 milioni di ragazzi che soffrono per le conseguenze di un matrimonio precoce. Una situazione grave in molti paesi dell’Africa (il primo posto in questa drammatica classifica spetta al Niger seguito dalla Repubblica centro africana) e in Asia (in India secondo l’Unicef il problema riguarderebbe il 47 per cento dei matrimoni sotto i 18 anni, il 15 per cento sotto i 15 anni).

Molteplici sono i problemi connessi con i matrimoni precoci, a volerne citare alcuni: privazione del diritto all’istruzione e della possibilità di lavorare, impedendo così a delle future donne e mamme di garantirsi la propria autonomia e realizzazione. C’è poi da immaginare che, vista la giovane età al momento delle nozze, queste ragazze diventeranno presto madri. Si può immaginare una bambina, ancora bisognosa dell’abbraccio della propria madre, prendersi cura di un’altra vita umana?

di Valentina Adobati