Sebbene non se ne parli ogni giorno è un fenomeno grave, presente e in continua crescita. La pedofilia è una tra le forme più gravi di violenza sui minori, che lascia dei segni indelebili che accompagnerà il bambino per il resto della sua vita.
È ormai evident
e che è necessario un piano nazionale completo ed esaustivo per contrastare questo fenomeno. Sia da un punto di vista della prevenzione, che repressivo attraverso una maggior consapevolezza educativa anche per i genitori, con particolare riferimento all’uso di internet. E proprio riguardo a ciò Meter (onlus di ispirazione cattolica) che collabora con la polizia postale, afferma che nel 2016 sono stati due milioni le immagini censite, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Sono state inoltre sequestrate tonnellate di giga che rappresentano minori e neonati. “Di più: le vittime dagli 0 ai 3 anni sono in aumento e i loro carnefici hanno imparato a non lasciare tracce: grazie a servizi come Dropfile, che consentono lo scambio temporaneo di file. Ci si dà appuntamento virtuale su una chat, si rende il materiale disponibile al massimo 24 ore e poi lo si cancella. In questo modo la finestra in cui le autorità possono intervenire si chiude notevolmente.”
Secondo la polizia il mezzo con cui i pedofili si scambiano materiale pedopornografico in rete è il dark web. Per accedervi basta usare il software gratuito Tor. Questo programma veniva in origine utilizzato principalmente da attivisti per comunicare in sicurezza in paesi sottoposti a regimi dittatoriali perché garantisce un totale anonimato. Scoperto dai pedofili gli ha consentito di diventare prede difficili sia da identificare che da perseguire. Tutto ciò perché non è possibile risalire al loro indirizzo IP.
“Nel solo novembre 2016, Meter ha segnalato un indirizzo nel dark web con 82.046 video scaricati da 476.914 utenti. Il 10 marzo dell’anno corrente il numero di video era salito a 109.535. Una vera e propria catena di montaggio che scorre nel web sotterraneo.”
Quello a cui sono chiamati gli investigatori è un lavoro complesso e articolato. Un lavoro sotto copertura che necessita di nozioni di psicologia ampie e di un ottimale gestione dell’emotività. Per tale ragione il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedofilia online, sta portando avanti un progetto di formazione assistita che ha come obiettivo quello di dare voce alle difficoltà del personale e di trasformarle in uno spunto di formazione per tutti i futuri investigatori del web e di valorizzazione della professionalità degli operatori.
Fondamentale è poi analizzare il comportamento digitale del pedofilo. Partendo dalle strategie che questi usa per l’approccio, alle ricorrenze temporali, alle scelte del luogo (es: chat più utilizzate), la stessa tecnologia che il pedofilo utilizza, passando poi per le peculiarità linguistiche e di digitazione. Lo studio di ciò permette di elaborare sistemi investigativi su misura per il caso che di volta in volta la polizia postale si trova di fronte.
Insomma da quello che possiamo apprendere in Italia, seppur in una situazione di evoluzione non siamo ancora arrivati a un sistema ottimale e di contrasto che permetta ai minori una vita serena sul web. Nonostante ciò si stanno cercando sempre nuovi spunti investigativi anche sperimentali.
Guardando oltre oceano possiamo infatti vedere come la polizia del Queensland per combattere questo fenomeno abbia deciso di gestire per un anno uno dei principali siti al mondo di pedofilia infantile, cioè ChildsPlay. Nel 2016, la polizia australiana era riuscita a risalire al gestore del sito, Benjamin Faulkner, attualmente in carcere negli Stati Uniti per lo stupro di una bambina di quattro anni. I poliziotti australiani hanno deciso di gestire il sito fino al settembre 2017, nonostante fosse stato chiuso. Affinché gli utenti del sito non si insospettissero la polizia continuava la tradizione di Faulkner, che una volta al mese scriveva un appello sul forum. In questo modo la polizia ha potuto identificare circa cento milioni di persone, di cui quattromila utenti attivi e cento utenti occupati nella produzione dei contenuti.
Questo esperimento è stato visto di buon occhio da diverse associazioni che si occupano di proteggere i minori dai rischi del web. E’ necessario utilizzare tutte le idee, tutti i mezzi e tutte le conoscenze per poter vincere questa guerra che vede i nostri figli e nipoti in costante pericolo a causa di mostri che vagano per la rete.
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di Lisa Guerra
